Basterebbe un nome: Perugino. Basterebbe nominare uno dei più celebri pittori italiani, dicendo che questa e la sua patria, per attirare frotte di appassionati di arte e di storia a Cittá della Pieve,
uno dei borghi più affascinanti dell'Italia centrale.
Qui, dove ha emesso i primi vagiti il maestro di Raffaello, precursore del Rinascimento, quel che colpisce a prima vista e il colore.
II colore rosso cupo delle case del centro storico, costruite in cotto, perchè Cittá della Pieve è la patria del cotto e, proprio grazie alla lavorazione di questo laterizio, nel Medioevo la cittadina divenne ricchissima.
Passeggiando nel dedalo di viuzze del centro storico si arriva al tradizionale punto di partenza per la visita al borgo: il Duomo del Cinquecento dedicato ai Santi Gervasio e Protasio. E un concentrato di tesori,
che culmina in uno dei più celebri capolavori del pittore-signore della cittä: La Madonna con Bambino tra i Santi Pietro, Paolo, Gervasio e Protasio, che il Perugino dipinse nel 1514.
Dedicata al cittadino più illustre di Cittá della Pieve è anche Via Pietro Vannucci, che costeggiando il cinquecentesco Palazzo della Corgna conduce l'oratorio di Santa Maria dei Bianchi,
appartenuto alla confraternita che commissionò al Perugino la straordinaria Adorazione dei Magi del 1504, che si staglia sulla parete di fondo dell'edificio.
Alle spalle del Duomo si può percorrere Via Vittorio Veneto, ai cui lati si fronteggiano la chiesa del Gesù, del XVIII secolo, e la Rocca, eretta nel 1326 dai perugini.
Fuori le mura si estendono piccoli appezzamenti che dopo Testate si tingono di viola: sono i campi di crochi, i fiori dello zafferano, che qui è una tradizione. Non solo per farci il risotto, ci mancherebbe:
qui il polline scarlatto, Toro rosso, è anche un fatto artistico.
II Perugino lo utilizzava diluito in acqua come tintura per i suoi capolavori.