C'e un'aquila minacciosa nello stemma araldico di Todi, e quando ammiri la cittadina da lontano ne capisci il motivo:
sembra proprio il nido di un superbo rapace, elevata, cinta da ben due cerchie di mura e limitata a valle dalla confluenza del torrente Naia nel Tevere.
II passato di Todi e quanto mai burrascoso. Roma le puntò subito gli occhi addosso, ne fece una propria colonia e le riconobbe il diritto di battere moneta.
Decaduta con la crisi dell´Impero, la cittadina risorse nel XIII secolo. La crescita economica fu prorompente: nel giro di 100 anni Todi aveva già raggiunto l'attuale conformazione, mentre un "tocco" di rinnovamento in chiave rinascimentale
arrivò nel XVI secolo grazie al vescovo Angelo Cesi.
Nota in tutto il mondo per il suo "figlio" più illustre, Jacopone da Todi, frate-poeta che alla fine del Duecento aveva osato fustigare i costumi corrotti della Chiesa, finendo ovviamente per essere duramente perseguitato e
condannato all'oblio per un paio di secoli, oggi Todi mostra il suo volto migliore attraverso i monumenti. Gli onori di casa li fa la chiesa di Santa Maria della Consolazione, gioiello architettonico iniziato nel 1508.
L'impianto e a croce greca, mentre una terrazza quadrata con balaustra funge da imposta per il tamburo della cupola.
Altro vanto di Todi sono i palazzi: quello del Popolo, quello dei Priori e quello del Capitano. II primo, del 1334, ora sede della pretura, e stato a lungo residenza dei vari podestá e vicari inviati a gestire il potere politico in nome del papa. Palazzo del Popo¬lo, o del Comune, e ancora piú antico: presenta un basso porticato e due piani impreziositi da suggestive polifore e co-ronati da un giro merlato aggiunto agli inizi del Novecento. Un poderoso scalone unisce l'edificio al contiguo Palazzo del Capitano, arretrato rispetto al fronte di Piazza del Popolo, con faccia-ta gotica articolata in un porticato terreno, in un primo piano alleggerito da trifore cuspidate e in un secondo piano con trifore sormontate da un arco.